La Comunità Eritrea scriveva al Ministro Paolo Gentiloni

Il 2 novembre scorso la Comunità Eritrea in Italia scriveva al Ministro Paolo Gentiloni la lettera qui di seguito pubblicata senza mai ricevere alcuna risposta. Oggi che l'Onorevole è divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana la Comunità auspica una Sua replica.

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La Comunità Eritrea scriveva al Ministro Paolo Gentiloni

On. Paolo Gentiloni Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

On. Paolo Gentiloni Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

2 novembre 2016

S.E. Ministro Paolo Gentiloni,

i membri della numerosa Comunità Eritrea che da tanti anni vivono in Italia e ne rispettano le leggi, lavorando onestamente, pagando le tasse, partecipando con il voto alla vita politica in quanto hanno acquisito la cittadinanza italiana, Le scrivono molto preoccupati per gli avvicendamenti internazionali che vedrebbero l’Eritrea sotto attacco nel nome dei diritti umani e vedono l’Italia stare dalla parte degli accusatori.

Come lei ben saprà signor Ministro,

l’ex Commissione d’Inchiesta (COI) e Relatore Speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Eritrea, il 27 Ottobre 2016 ha presentato la sua relazione alla 71a sessione dell’Assemblea Generale trovando motivi “ragionevoli” di credere che i funzionari eritrei avrebbero commesso “sin dal 1991 crimini contro l’umanità con la riduzione in schiavitù, la detenzione, le sparizioni forzate, le torture ed altri atti disumani quali persecuzioni, stupri e omicidi come parte di una campagna diffusa e sistematica contro la popolazione civile“.

Lei saprà anche, signor Ministro, che nel 1991 gli eritrei lottavano ancora contro il regime dittatoriale di Menghistu e che l’Eritrea non esisteva come nazione e quindi già questa affermazione non corrisponde a verità.

La verità è che le Nazioni Unite da sessant’anni hanno trattato l’Eritrea ingiustamente, in primis negandole l’autodeterminazione quando decisero per una federazione con l’Etiopia, una decisione che lo stesso Segretario di Stato John Foster Dulles nel 1952 definì iniqua: “Dal punto di vista della giustizia, il parere del popolo eritreo deve ricevere considerazione. Tuttavia, gli interessi strategici degli Stati Uniti nel bacino del Mar Rosso e la pace nel mondo rendono necessario che il Paese (l’Eritrea) debba essere unito con il nostro alleato Etiopia”.

Successivamente, nel 1962, le stesse Nazioni Unite chiusero gli occhi quando l’Eritrea fu annessa unilateralmente all’Etiopia e nei terribili trent’anni di guerra che ne seguirono non hanno mai pensato di mandare uno Special Rapporteur o una Commissione d’Inchiesta per indagare su quello che il regime etiopico faceva agli eritrei. Morirono oltre 170.000 tra civili e combattenti. E nel 1998 non mossero ciglio quando 80.000 eritrei furono cacciati dall’Etiopia costretti ad abbandonare le loro proprietà. Altri 19.000 morirono nella guerra del 1998-2000. Infine, oltre al danno la beffa, è dal 2002 che guardano indifferenti l’Etiopia che da 14 anni continua ad occupare i territori sovrani eritrei violando il diritto internazionale, anzi, invitandola a sedersi nel Consiglio dei Diritti Umani.

L’Etiopia non si astiene neppure dal commentare la relazione del Relatore Speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Eritrea: “La mia delegazione apprezza il Relatore Speciale…” dice attraverso il suo rappresentante: “per il suo aggiornamento verbale in qualità sia di membro della ex Commissione d’Inchiesta sull’Eritrea nonché in qualità di Relatore Speciale. Apprezziamo il suo coraggioso impegno e la sua fermezza nell’enumerare quei crimini commessi contro l’umanità in Eritrea. Le auguriamo un ulteriore successo nell’adempiere il suo dovere per portare avanti l’attuazione delle raccomandazioni della Commissione d’Inchiesta”.

E la raccomandazione della COI dice al riguardo: “La Commissione raccomanda pertanto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riferisca della situazione in Eritrea al procuratore della Corte Penale Internazionale e sotto l’egida dell’Unione Africana stabilisca un meccanismo di responsabilità”, ossia l’invio di un altro paese africano, l’Eritrea, all’ICC (International Criminal Court) per “assicurare alla giustizia i responsabili di violazioni e abusi dei diritti umani individuati dalla Commissione d’Inchiesta, tra cui quelle che potrebbero costituire un crimine contro l’umanità”.

Al rappresentante eritreo che ha sottolineato che si sarebbe dovuta trovare l’Etiopia sul banco degli imputati, visto ciò che sta succedendo alla popolazione Oromo ed Amhara e alla proclamazione dello stato di emergenza per meglio violarne i loro diritti umani, il delegato etiopico ha replicato che il caos nel suo paese è il risultato della politica seguita dall’Eritrea: “L’Eritrea continua ad addestrare, organizzare e dislocare i terroristi nel mio paese, così come nella regione. L’Eritrea è un paese impegnato a destabilizzare tutta la regione del Corno d’Africa di continuo. A codesto importante organismo deve essere chiarito che l’ordine del giorno che abbiamo di fronte sono i crimini contro l’umanità commessi in Eritrea dallo stesso governo eritreo. L’ordine del giorno non è l’Etiopia…

Nonostante la Commissione d’Inchiesta non esista in quanto il suo mandato è stato annullato lo scorso luglio alla 31a sessione del Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra dove è stata respinta anche la raccomandazione chiave che voleva portare i vertici del Governo eritreo alla Corte Penale Internazionale, il Relatore Speciale ha insistito parlando anche a nome degli ex membri del COI tornando a riproporre lo stesso esito. Per il Relatore Speciale l’Eritrea deve servire da esempio a tutti: “Dobbiamo portare gli autori di questi crimini alla giustizia non solo per il bene di innumerevoli vittime eritree, ma per dimostrare che tale comportamento è semplicemente inaccettabile in qualsiasi parte del mondo di oggi.”

Intervistando 500 presunti eritrei nei campi rifugiati in Etiopia con la complicità del governo etiopico, tutti testimoni anonimi, la relazione della Commissione di Inchiesta e del Relatore Speciale non rappresenta la realtà dei diritti umani in Eritrea.

Più volte, il COI e il Relatore Speciale si sono rifiutati di parlare con migliaia di eritrei residenti all’estero, oltre 300 comunità e organizzazioni, compresa la Comunità Eritrea in Italia che in una lettera chiedeva un incontro. Inoltre, come da loro ammesso davanti alla Terza Commissione del 27 ottobre 2016, la Commissione d’Inchiesta non ha mai letto il 99% delle oltre 45.000 testimonianze scritte che sono state inviate dalla diaspora eritrea. E dicendo “Io rigetto” il 21 giugno 2016 è stata consegnata alle Nazioni Unite di Ginevra una petizione firmata da circa 250.000 eritrei. Lo stesso giorno, davanti alla sede di Ginevra c’erano 10.000 eritrei venuti da tutta Europa per manifestare contro il Report del COI ritenuto falso e politicamente motivato. Lo stesso questi eclatanti numeri non sono bastati alle Nazioni Unite che hanno rinnovato di un anno il mandato del Relatore Speciale.

È chiaro che dietro a tutto questo c’è qualcosa di prestabilito.

Mi appello agli Stati membri di concedere agli eritrei l’accesso al territorio e alle procedure di asilo. Ribadisco con forza il mio appello per proteggere tutti gli eritrei richiedenti asilo, ad astenersi dal respingimento e da qualsiasi rimpatrio forzato in Eritrea o in paesi terzi in cui essi non sono benvenuti” torna a ripetere il Relatore Speciale. Dichiarazione gravissima che la Comunità chiama Pool-Factor perché promuove l’immigrazione illegale e richiama migliaia di giovani attratti dal ricchissimo welfare nord europeo. Da anni oramai la Comunità Eritrea in Italia denuncia questo traffico di esseri umani e si adopera per trovare soluzioni efficaci per fermare la migrazione irregolare facendo una campagna di informazione nel suo Paese dove racconta ai giovani che non c’è nessun pascolo verde fuori ad attenderli.

Il traffico dei giovani eritrei è una nuova forma di guerra dichiarata all’Eritrea dagli Stati Uniti per favorire il loro alleato etiopico. Il Presidente Obama l’ha ammesso dichiarando: “Recentemente ho rinnovato le sanzioni su alcuni dei paesi più tirannici tra cui… l’Eritrea, collaboriamo con i gruppi che aiutano le donne e i bambini a scappare dalle mani dei loro aguzzini, stiamo aiutando altri paesi ad intensificare i loro sforzi e vediamo già dei risultati”.

E quando il Presidente parla di paesi che intensificano i loro sforzi allude ai campi-profughi che fioriscono continuamente in Etiopia.

Inoltre, il Relatore Speciale aggiunge che gli eritrei sono i più numerosi tra gli africani a cercare asilo in Europa. La Comunità Eritrea in Italia ribadisce invece che la maggior parte di africani che sbarcano in Italia e che dichiarano di essere eritrei in realtà sono etiopici che fuggono al loro governo e che, fingendosi eritrei con la complicità di interpreti piazzati dalle ONG etiopiche nei centri di accoglienza italiani, vengono accolti senza troppi problemi.

È dimostrato che l’Etiopia gestisce tutto il traffico di immigrazione irregolare dal Corno d’Africa. Lo confermano anche le parole del deputato Gianni Pittella che di recente si è recato in Etiopia e ha riferito delle dichiarazioni del primo ministro etiopico Hailemariam Desalegn: “Nella nostra visita della settimana scorsa il Presidente dell’Etiopia ci ha detto che se l’Ue continuerà a dare soldi all’Eritrea, considerata dall’Etiopia un regime dittatoriale, Addis Abeba la invaderà e ci sarà un altro milione di profughi in cammino verso l’Italia“. (Fonte Ansa)

Detto fatto, il 12 giugno c’è stato un tentativo di invasione delle truppe etiopiche che hanno attaccato sul fronte Tsorona le postazioni dell’Eritrea causando 18 morti. In quella occasione si è rischiato il peggio, si è rischiata un’altra guerra.

Dunque signor Ministro,

la Comunità Eritrea in Italia è categoricamente contraria alla politicizzazione delle questioni dei diritti umani, tra cui la nomina del Relatore Speciale o del COI creati ad hoc per fare regime-change in Eritrea e incoraggiare l’Etiopia. Come ha affermato Yemane Gebreab rappresentante eritreo all’Assemblea Generale: “L’Eritrea è una nazione nata nella lotta per i diritti umani. La sua priorità numero uno rimane quella di assicurare il benessere e la dignità alla sua gente.”

La Comunità trova le accuse di violazioni dei diritti umani all’Eritrea politicamente motivate e accusa le Nazioni Unite di continuare a farsi strumentalizzare dai potenti della terra facendo figli e figliastri e utilizzando il doppio standard delle due misure. La Comunità Eritrea ritiene che la Revisione Periodica Universale (UPR) sia l’unico meccanismo appropriato per affrontare e tutelare i diritti umani attraverso la promozione dello spirito di cooperazione internazionale sulla base dei principi di universalità, imparzialità, obiettività e non selettività. Bisognerebbe rafforzare questo sacrosanto principio.

Pur rendendosi conto che è più allettante per l’Italia un bacino d’utenza di 90 milioni di abitanti come l’Etiopia dove tante aziende italiane sono già coinvolte in affari, la Comunità Eritrea è ancora convinta che l’Italia possa ancora fare qualcosa con l’Eritrea anche perché, nel bene e nel male, la storia ha legato i due paesi vicendevolmente. Per questo, la Comunità si propone di fare da ponte per poter migliorare la reciproca comprensione fra i due paesi. Ciò sarebbe vantaggioso anche per l’Italia che partendo dalle cose buone del suo passato nel Corno d’Africa potrebbe impostare un equo partenariato e costruire con un credibile interlocutore un futuro migliore per entrambi.

Pertanto signor Ministro,

visto il delicato momento storico, la Comunità Eritrea in Italia si appella al Suo Governo affinché non si schieri a favore dell’Etiopia appoggiando le proposte del Relatore Speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Eritrea ma di concedere piuttosto il beneficio del dubbio.

La Comunità Le chiede di usare la Sua posizione e la Sua influenza per adoperarsi a sollecitare la fine dell’occupazione etiopica dei territori sovrani eritrei compresa la citta di Badmè, casus belli del 1998, che la Commissione Confini delle Nazioni Unite (EEBC) ha assegnato il 13 aprile 2002 in via definitiva e vincolante all’Eritrea. Le chiede inoltre di sollecitare tutti i garanti dell’accordo di Algeri come gli Stati Uniti, l’Unione africana e l’Unione Europea che firmò per mano del suo connazionale Senatore Rino Serri per obbligare l’Etiopia al rispetto del diritto internazionale. Così come, Le chiede di adoperarsi a promuovere l’annullamento delle due sanzioni ingiuste e prive di fondamento comminate nel 2009 e nel 2011. Oramai tutti ammettono che non vi era e non vi è alcuna prova o giustificazione per imporle o mantenerle in atto.

Signor Ministro,

la Comunità Eritrea in Italia non Le chiede di schierarsi a favore dell’Eritrea ma di essere giusto ed imparziale per impedire ogni interferenza esterna che in nome dei diritti umani mira a minacciare la sua sovranità.

Grazie.

Sig.ra Nighisti Zeggai, Presidente Comunità Eritrea in Italia

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